Conversione di Costantino: un quadro di Antonio Tempesta

Antonio Tempesta

Conversione di Costantino

Olio su vetro
44,5x34 cm
Provenienza: collezione ultimo Lord Wraxall, Tyntesfield (Somerset)

Questo originale e raro dipinto, prezioso per la inusuale scelta del supporto e per la smagliante pittoricità, resa ancor più incisiva dalla tecnica impiegata, dovette con ogni probabilità essere stato occasionato da una precisa richiesta di un raffinato collezionista. L'analisi stilistica delle agili e scattanti figure che danno vita alla "Conversione di Costantino", o di "San Paolo", sbalzato di sella ed abbagliato dall'apparizione celeste, impersonata dai raggi solari che filtrano con linee rette attraverso nere nuvolaglie, riconducono a un ambito tardo manieritstico. Una temperie che si riflette pure nella semplificata impostazione prospettica della scena, in cui la figura del protagonista è posta al centro della stessa, ma l'attenzione dello spettatore è attratta principalmente dalle figure in primo piano, con il cavallo rampante del portabandiera che funge da quinta introduttiva.
Le varie figure, che si scalano in profondità con un metro espositivo progressivamente decrescente, denunciano al contempo, particolarmente nel succitato personaggio emergente e nelle altre delineate a 'tutto tondo', una specifica perizia e delle spiccate tipologie, che ci riconducono assai convincentemente alla mano di Antonio Tempesta. Infatti una generica influenza 'miniaturizzata' ad hoc del Vasari, di cui Antonio fu allievo e collaboratore, e di altri manieristi quali lo Stradanus, altra figura basilare nella sua formazione, è ben avvertibile in questo vetro, che muove comunque da una matrice inventiva del Callot, come più diffusamente esposto nell'introduzione.
Quindi, se ascrivibile alla mano del Tempesta, l'esecuzione di questo vetro dovrebbe cadere prima che egli intraprendesse la ponderosa opera incisoria, tre volumi della quale, dedicati ai temi guerreschi, fornirono un ricchissimo repertorio di immagini al quale attinsero a piene mani i "battaglisti" seicenteschi e del quale questa scena offre in effetti una saliente anticipazione.

Giancarlo Sestieri